
La guaritrice era di indole aperta ma smemorata, goffa nel ricordare nomi e disturbi. Così registrava i casi su registri rilegati in verde, annotando polso e diagnosi, contando la sofferenza di ogni essere riga per riga. Alla luce di una lampada solitaria, tracciava i principi nascosti della malattia. Leggeva all'alba, soppesava al tramonto, aggrottava le sopracciglia mentre studiava il polso, un rimedio che prendeva silenziosamente forma nella mente.

Echi di Wanxiang