
Mentre disegnavano, si incrociarono per caso, e nei suoi occhi intravide domande inespresse, una silenziosa profondità trattenuta. Si chiese perché l'amica non prendesse mai in mano il pennello, limitandosi a scrutare la sua fronte alla luce di una lampada, come se cercasse lì la risposta.

Tavolozza del destino